Gli alberi: l’intelligenza delle creature verdi e della loro rete sociale simile al Web

Puntiamo l’attenzione su un aspetto della vita della natura, e nello specifico degli alberi.

Su un aspetto che apre orizzonti inediti nella nostra società e nella cultura estremamente razionale e materiale dell’occidente.

Fortunatamente la natura ha alleati e sostenitori che non solo la difendono, ma la valorizzano come un elemento comune della vita degli uomini.

È di qualche giorno fa, solo per fare un esempio, che Israele ha festeggiato l’annuale Capodanno degli Alberi, una festa per rinnovare l’unione tra l’uomo e la natura ed il legame profondo che li unisce.

Ma torniamo al nostro articolo, che cita la scoperta, fatta in comune, da Stefano Mancuso, capo del laboratorio di neurobiologia vegetale di Firenze e Peter Wohlleben, guardia forestale tedesca.

I due hanno presentato una ricerca nella quale si afferma che gli alberi hanno una spiccata socialità, sanno imparare, ricordare, persino contare.

Hanno la capacità di comunicare e avvertire in caso di pericolo, inviando segnali elettrici che formano una vera e propria rete.

Si chiama Wood Wide Web.

Come affermato dal ricercatore italiano ” le piante sentono meglio degli animali. Perché gli animali, e noi tra loro, risolvono quasi tutto col movimento. Una pianta invece deve risolvere il problema, non può scappare.”

Attraverso gli apici radicali, cioè la parte della pianta dotata di neurotrasmettitori simile alla nostra rete di neuroni, le piante comunicano, rispondono, intessono cioè una vera e propria vita sociale che permane anche quando una pianta perde il 90% delle sue radici.

Le piante sono organismi pionieri. Usano pochissima energia, e ne producono più di quanta ne consumano.

Restano sempre nello stesso posto, non possono muoversi, e quindi devono sviluppare strategie di sopravvivenza e di adattamento veramente uniche.

Ecco perchè ogni apice radicale è capace di monitorare almeno 15 differenti tipi di parametri fisici e chimici, e quindi come affermano gli autori della ricerca, hanno sensi molto più sviluppati rispetto al regno animale.

Arrivano a memorizzare e a imparare, riescono a comunicare tra loro e si aiutano a vicenda quando una pianta imparentata è in difficoltà.

Se definiamo “intelligenza” la capacità di percepire i cambiamenti dell’ambiente esterno e di agire nella maniera più adeguata possibile, potremmo dire che le piante percepiscono e agiscono, dunque sono “intelligenti”.

Pensate che avvertono anche gli altri alberi quando vi è la presenza di parassiti, scambiandosi informazioni chimicamente attraverso l’aria e il terreno.

E, come sostiene Wohleben, hanno a una loro forma di soliderietà, riuscendo a mantenere in vita ceppi di piante abbattute anni prima, donando una parte della loro linfa attraverso le radici.

I due ricercatori hanno inoltre affermato che le piante sentono legami profondi tra loro, come di amicizia.

Questo scambio avviene attraverso le radici e quando una pianta muore, anche quella a lei legata ne risente a tal punto che può ammalarsi sino a morire anch’essa.

Ovviamente – sottolineano i due studiosi – tentare di ” umanizzare” le piante, di antropomorfizzarle, è sbagliato.

Ma, rendersi conto della capacità che hanno di vivere tra loro dovrebbe costituire un segnale forte, ed un monito, per tutta l’umanità.
Lo pensate anche voi?

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